Fluidificante, terzino-goleador, capitano e campione di correttezza. Facchetti: un eroe immortale per l’Inter e la Nazionale azzurra…

Facchetti

Giacinto Facchetti (foto interinvantaggio.net)

Quanto ci manca… Sono passati già un po’ di anni da quel 4 settembre del 2006, da quando un maledetto tumore al pancreas ha avuto la meglio su un vero e proprio monumento del calcio italiano e internazionale, un maestro e un esempio non solo in campo ma soprattutto nella vita. Siamo certi che il buon Giacinto Facchetti non gradirebbe le pessime sfaccettature e le pieghe che minano lo sport degli ultimi tempi: scandali, scommesse, doping e ruberie, furbizie e affari alquanto loschi rappresentano il polo opposto del suo mondo.

Una dimensione, la sua dimensione, che sarebbe da riscoprire e tutelare per migliorarci tutti, in primis i giovani. E nessuna polemica o polverone potrà mai minare la solidità e lo spessore di questo immenso campione. Solo in un paese di pazzi come l’Italia poteva succedere che un patrimonio simile fosse intaccato da chiacchiere assurde e senza senso, ma noi nel nostro contenitore vogliamo accantonarle subito. Ci resta lui e la sua straordinaria storia, in un paradiso di ricordi ed emozioni…

Giacinto Facchetti nacque a Treviglio, in provincia di Bergamo, il 18 luglio 1942. Una famiglia pregna di sani valori fu il pilastro della sua adolescenza; il carattere buono e generoso, invece, era farina del suo sacco e la sua qualità più appariscente era quella di farsi volere bene da tutti. L’amore per il calcio si trasformò in enorme gratificazione quando, appena diciottenne, entrò nella grande famiglia dell’Internazionale. All’inizio non poteva saperlo, ma sarebbe diventato una bandiera e un mito per il club milanese. Senza esagerare, possiamo etichettare Facchetti come uno dei migliori difensori italiani di sempre: un immenso terzino sinistro, capace di esprimersi egregiamente sia nella grande Inter di Herrera sia nella nazionale azzurra. Fu giustamente definito il primo difensore “moderno” nella storia del nostro calcio. Inappuntabile sotto il profilo tecnico, la sua carriera fu esemplare anche dal punto di vista della correttezza disciplinare. In tanti anni di militanza, in un ruolo di ostacolo alle minacciose offensive avversarie, Giacinto fu espulso una volta soltanto e comunque mai protagonista di risse o polveroni. In pratica, Facchetti era quasi l’incarnazione del fair play in campo!


Il suo periodo più fulgido coincise con quello migliore dell’Inter di Moratti ed Herrera: fu proprio il cosiddetto “mago” ad avere il merito di forgiare il  rampante e possente Giacinto rivoluzionandogli la posizione in campo. Un’intuizione geniale e vincente: prima il difensore puro interpretava il proprio ruolo in senso troppo statico e minimalista, come richiesto dagli obsoleti schemi tradizionali del gioco all’italiana. Herrera, invece, puntò forte sulle doti tecnico-atletiche di Facchetti: ottima stazza fisica, falcata potente da mezzofondista, buon colpitore di piede e di testa. Giacinto divenne così un eclettico cursore della fascia sinistra; abile nel percorrere chilometri su chilometri puntando con vigore fino all’aria avversaria, intelligente nel fornire succulenti assist alle punte, capace di scattare in area assestando stoccate decisive e velocissimo nei recuperi. L’attribuzione del nome “terzino-goleador” fu una gradita conferma del buon lavoro svolto; il termine fluidificante entrava, non solo in teoria ma anche in pratica, nel panorama pallonaro italiano…

Con L’Inter vinse ben 4 scudetti (1963, 1965, 1966, 1971), 2 Coppe dei Campioni (1964, 1965), 2 Coppe Intercontinentali (1964, 1965) e una Coppa Italia proprio al crepuscolo della carriera (1978). Tanti memorabili successi che Facchetti condivise con campioni del calibro di Corso, Jair, Mazzola, Suarez e tanti altri, sempre sapientemente guidati dal Mago Herrera. Quella era davvero una Inter di fenomeni, capace di schiantare club come il Real Madrid di Puskas e Di Stefano e il Benfica di Eusebio: tutt’altro che noccioline o caramelle… In Nazionale Giacinto continuò a stupire e raccogliere consensi,  ricoprendo il suo ruolo di difensore sinistro in modo sempre più autoritario. Raggranellò ben 94 gettoni con la maglia dell’Italia (di cui 70 con la fascia di capitano) risultando determinante nella vittoria del nostro finora unico Campionato europeo (1968). Partecipò da protagonista a ben 3 edizioni della Coppa del mondo, nel 1966, 1970 (vicecampione dietro il Brasile di Pelé) e 1974. Rinunciò spontaneamente, pur essendo convocato, ai mondiali argentini del 1978 non sentendosi, a 36 anni di età, in grado di aiutare efficacemente la squadra.

Anche da questo aspetto, vale a dire la grande caratura morale e la rettitudine del comportamento, si percepisce uno spessore e una generosità d’animo che difficilmente sono riscontrabili in altri calciatori. Un vero signore, estraneo fra l’altro a qualsiasi forma di cattiveria o di rivalsa personale. Nell’ultimo periodo, Facchetti ricoprì il ruolo di libero e con la classe di sempre, dando così prova di maturità tecnica e di intelligenza tattica e mostrando di aver assimilato al meglio tutto il suo bagaglio di esperienze. Prima e dopo la sua morte, Giacinto ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Tutti meritati e ambiti, come ad esempio il Golden Foot; il suo nome ora figura nella galleria dei fuoriclasse di ogni tempo. In sua memoria, il Campionato Primavera è stato rinominato “Trofeo Giacinto Facchetti”; noi siamo sicuri che con l’umiltà, l’educazione e la modestia di sempre, lui avrebbe di certo gradito…

Lucio Iaccarino